ROUTE TSANTA MERLA
 
LA ROUTE ” DELLA TSANTA MERLA” 2007

 

 

Inserita nel calendario delle attivita’ di Comunità, dopo il riuscito debutto dell’anno scorso, si è svolta anche quest’anno, la sera di domenica 7 ottobre, la Route di “ tsanta merla”,su un percorso discretamente pianeggiante a mezza costa di circa 2 km nella Valdigne, nei Comuni di La Salle e Morgex. La Comunità era al completo,Franco,Arduino,Rita,Toni,Emiliana,Bruno,Liliana,Giorgio,Fiorella,Umberto,Federica,Gabriella,Itala,la novizia Marilena, don Luciano, ( intervenuto in vece di don Lino, impedito). Tema conduttore della Route erano i quattro elementi naturali,quali la terra l’acqua,l’aria,il fuoco. Ogni elemento era rappresentato e descritto dalla lettura di aneddoti e dalla consegna ad ognuno dei partecipanti di un vasetto con una manciata di terra vegetale, di un barattolino d’acqua, di una candela accesa, di un bulbo da semina di muscari, ( piantina del genere delle Liliacee). Ogni elemento ha rappresentato una tappa ed un cerchio lungo il percorso : ogni tappa , dopo la consegna dei campioni degli elementi e la lettura degli aneddoti è stata accompagnata da un canto ; la prima e l’ultima tappa anche da una preghiera ; molto toccante l’ultima, perché molti tra gli intervenuti , in cerchio attorno al fuoco e con le candele accese, hanno espresso il proprio pensiero e la personale interpretazione dei significati scaturiti dai vari simboli proposti . Rimane ora materialmente da fare germogliare il bulbo, dal quale nascerà la piantina di muscari ,che sarà il simbolo del nostro rinnovato impegno di Adulti Scout , e ricordo di questa memorabile Route !.Come nel 2006 l’attività si è conclusa con la cena comunitaria presso la tavernetta della casa di Massimo Zilio, ( ex scout, figlio di Franco, nostro Magister ). Scelta del tema conduttore della Route, della realizzazione del Libretto e del Canzoniere, della regia e conduzione delle varie fasi dell’attività è stata la pattuglia preposta formata da Rita, Emiliana e Arduino, ai quali vanno i ringraziamenti ed i complimenti d i tutta la Comunità S. Grato .

                                                                                                   Umberto

 

 

La Tsanta Merla ha cantato anche quest’anno per il Gruppo MASCI San Grato.

Domenica 7 ottobre 2007 alle ore 19,15, con una puntualità che ha spaccato il cronometro (di Bruno), tutti (dico, tutti!) i componenti il gruppo si sono ritrovati in Piazzale Ferrando  e dopo veloci saluti sono saliti in auto, direzione La Salle,

La Tsanta Merla è un sentiero lungo qualche chilometro che da La Salle porta, leggermente in quota rispetto alla strada statale, alle frazioni alte di Morgex; è costeggiata da un canale e, a tratti, attraversa il bosco.E’ un sentiero tranquillo, simpatico da percorrere durante il giorno perché lascia ammirare le decine di altarini che gli abitanti, e anche i turisti, di La Salle e di Morgex hanno costruito nel tempo sfruttando le radici delle piante, le nicchie nelle rocce, le fessure dei muretti; ci sono tante statuette di Maria, molti bigliettini con pensieri e preghiere ormai illeggibili; c’è anche il quadretto di un MASCI di Milano con la preghiera alla Madonna degli Scout. Ma se di giorno il sentiero è bello, di notte diventa affascinante: si cammina in fila, quasi in silenzio tra le luci “del mondo di sotto”, i versi di animali che non vedi (forse la fantomatica Merla?) e l’occhio vigile del Signore del castello di La Salle che appare e scompare tra gli alberi, luce vivida che sembra dire “…se ti perdi, io sono comunque un punto fermo quassù”. Cosa avrà pensato la Merla vedendo quattordici ombre e qualche lucina percorrere il suo sentiero quasi senza far rumore, alcuni tenendosi per mano, altri pregando in silenzio, due o tre parlando sempre più sottovoce per non rompere la magìa che man mano si creava? E’ stata una route ricca di simbologie: ogni sosta proponeva una riflessione su ciascuno dei quattro elementi (Terra, Acqua, Aria, Fuoco) e si concludeva con la presa in consegna di un oggetto. Cosicché alla fine ciascuno di noi si è ritrovato con un bulbo da piantare in un vasetto pieno di Terra, da bagnare con un po’ di Acqua, da tenere in casa dove ci fosse Aria e luce di un Fuoco di candela.“E questo bulbo, ci ha detto Luciano, è come il seme del Vangelo. E’ il nostro tesoro – perché non è detto che un tesoro sia solo un lingotto d’oro – che dobbiamo far crescere”.

E paragonare il piccolo bulbo di muscari- fiorellino blu molto profumato – al nostro Gruppo è stato … un gioco da MASCI

Airone r.

 

 

 

ROUTE DELLA TSANTA MERLA

LA SALLE  -  MORGEX

 

7      OTTOBRE  2007

 

IL CANTICO DELLE CREATURE

Laudato sii, o mio Signore, per frate Vento e

Per l’Aria, le Nuvole, il Cielo sereno ed ogni tempo

Per il quale alle Tue creature dai sostentamento.

 

Laudato sii, o mio Signore, per sora Acqua,

la quale è molto utile, umile, preziosa e casta.

 

Laudato sii, o mio Signore, per frate Fuoco,

con il quale ci illumini la notte:

ed esso è robusto, bello, forte e giocondo.

 

Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra,

la quale ci sostenta e governa e

produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba.

 

LA TERRA

 

Fertile e creativa, nutriente e rigogliosa, racchiude in sé le caratteristiche tipiche di un grembo accogliente e materno che genera la vita e la nutre.

Rappresenta, pertanto, anche la costanza, la pazienza, la forza di una madre che si prende cura dei propri figli.

La terra è quindi al tempo stesso materna e nutriente, ma anche pratica, concreta e solida.

 

IL CAMPO.

Un padre lasciò in eredità ai suoi due figli un campo di grano. I due fratelli divisero equamente il campo. Uno era ricco e non sposato, l’altro povero e con numerosi figli.Una volta, al tempo della mietitura, il fratello ricco si rigirava nel letto di notte e diceva tra sé: “Io sono ricco, a che mi servono tutti quei covoni? Mio fratello è povero e ha bisogno di molto frumento per la sua famiglia”.

Si alzò dal letto, andò nella sua parte di campo, prese una gran quantità di mannelli di grano e li portò nel campo del fratello.Nella stessa notte, suo fratello pensò: ”Mio fratello non ha moglie né figli. L’unica cosa in cui può trovare gioia è la sua ricchezza. Io gliela voglio accrescere”.Lasciò il proprio giaciglio, andò nella sua parte di campo e portò una gran quantità di mannelli nel campo del fratello.

Quando entrambi, al mattino, si recarono nel proprio campo, si meravigliarono che il campo non fosse diminuito.Nelle notti che seguirono fecero la stessa cosa. Ognuno dei due portava il proprio grano nel campo dell’altro. E ogni mattina  scoprivano che il grano non diminuiva. Ma una notte i due fratelli, con le braccia cariche di grano si incontrarono sul confine dei campi. Si resero conto ridendo di quello che era accaduto e si abbracciarono.Allora udirono una voce dal cielo: “Questo luogo, sul quale si è manifestato tanto amore fraterno, merita di essere scelto perché su di esso si edifichi il mio tempio: il tempio dell’amore fraterno”.

E in effetti re Salomone scelse quel posto per la costruzione del Tempio

 

 

L’ACQUA

 

La vita nasce dall’acqua e l’acqua è vita.

L’acqua è il sangue della Terra che, attraverso le sue vene ed arterie (ruscelli e fiumi), lava il pianeta durante il suo tragitto dalla sorgente al mare.

L’acqua è vita: assorbita attraverso la pelle o ingerita quando si ha sete.

L’acqua è viva: assorbe e pulisce a livello fisico, psichico e spirituale.

Oltre che assorbire trasmuta.

L’acqua ha una sua memoria.

L’acqua lava, purifica, risana.

E’ benedizione: bisogna berla a piccoli sorsi con la consapevolezza di ingerire qualcosa di sacro.

Non dimentichiamo che siamo composti per il 70% di acqua.

 

LA NUVOLA E LA DUNA.

Una nuvola giovane giovane (ma, è risaputo, la vita delle nuvole è breve e movimentata) faceva la sua prima cavalcata nei cieli, con un branco di nuvoloni goffi e bizzarri. Quando passarono sul grande deserto del Sahara, le altre nuvole, più esperte, la incitarono: “Corri, corri! Se ti fermi qui sei perduta”.

La nuvola però era curiosa come tutti i giovani e si lasciò scivolare in fondo al branco delle nuvole, così simile ad una mandria di bisonti sgroppanti. “Cosa fai? Muoviti!”, le ringhiò dietro il vento. Ma la nuvoletta aveva visto le dune di sabbia dorata: uno spettacolo affascinante. E planò leggera leggera. Le dune sembravano nuvole d’oro accarezzate dal vento.Una di esse le sorrise. “Ciao” , le disse. Era una duna molto graziosa, appena formata dal vento, che le scompigliava la luccicante chioma.

     “Ciao. Io mi chiamo Ola”, si presentò la nuvola.

     “Io, Una”, replicò la duna.

     “Com’è la tua vita lì giù?”

     “Bhè…sole e vento. Fa un po’ caldo ma ci si arrangia. E la tua?”

     “Sole e vento… grandi corse nel cielo”.

     “La mia vita è molto breve. Quando tornerà il vento, forse sparirò”.

     “Ti dispiace?”

     “Un po’. Mi sembra di non servire a niente”.

     “Anch’io mi trasformerò presto in pioggia e cadrò. E’ il mio destino”.

     La duna esitò un attimo poi disse: “Lo sai che noi chiamiamo la pioggia Paradiso?”

     “Non sapevo di essere così importante”, rise la nuvola.

     “Ho sentito raccontare da alcune vecchie dune quanto sia bella la pioggia. Noi ci

      copriamo di cose meravigliose che chiamano erba e fiori”.

     “Oh, è vero. Li ho visti”.

     “Probabilmente io non li vedrò mai”, concluse mestamente la duna.

     La nuvola rifletté un attimo, poi disse: ”Potrei pioverti addosso io…”

    “Ma morirai…”

    “Tu però fiorirai”, disse la nuvola e si lasciò cadere, diventato pioggia

     iridescente.

     Il giorno dopo la piccola duna era fiorita.

 

 

L’ARIA

 

Io sono il Dio dell’Aria.

Ad ogni respiro essa dà vita alla vita.

Col vento accarezza le spighe ed il cammino.

Solo lo stolto che guarda coi soli occhi non si accorge di lei e quindi di Me.

Ricordatevi che quasi sempre le cose più importanti sono quelle che non si vedono con gli occhi, ma si percepiscono con il cuore.

 

 

HAI VISTO IL CIELO STAMATTINA?

Dalla sua finestra affacciata sulla piazza del mercato, il Maestro vide uno dei suoi allievi, un certo Haikel, che camminava in fretta, tutto indaffarato. Lo chiamò e lo invitò a raggiungerlo.

“Haikel, hai visto il cielo stamattina?”

“No, Maestro”

“E la strada Haikel? La strada l’hai vista stamattina?”

“Sì, Maestro”

“E ora, la vedi ancora?”

“Sì Maestro, la vedo”

“Dimmi che cosa vedi”

“Gente, cavalli, carretti, mercanti che si agitano, contadini che si scaldano, uomini e donne che vanno e vengono, ecco che cosa vedo”

      “Haikel, Haikel – lo ammonì benevolmente il Maestro - ,fra cinquant’anni, fra

       due volte cinquant’anni ci sarà ancora una strada come questa ed un altro

       mercato simile a questo. Altre vetture porteranno altri mercanti per acquis-

       tare  acquistare e vendere altri  cavalli. Ma io non ci sarò più, tu non ci sarai

       più. Allora io ti chiedo, Haikel, perché corri se non hai nemmeno il

       tempo di guardare il cielo?”.

 

 

 

IL FUOCO

 

Il fuoco è l’elemento del sole, dell’immortalità e della trasformazione.

Ad esso sono associate le qualità del coraggio, la passione e la determinazione.

Si ricorre al fuoco non solo per cucinare, ma anche per la magìa che emana attraverso il suo calore e la sua luce.

Il culto del fuoco deriva dalla sua natura spirituale: la luce.

Esso simboleggia lo spirito di ogni uomo ed è per questo che, in cerchio attorno ad un fuoco, ci sentiamo un unico spirito.

 

IL FILO INUTILE

C’era una volta un filo di cotone che si sentiva inutile. “Sono troppo debole per fare una corda”, si lamentava. “E sono troppo corto per fare una maglietta. Sono troppo sgraziato per un arazzo e non servo neppure per un ricamo da quattro soldi. Sono scolorito ed ho le doppie punte… Ah, se fossi un filo d’oro, ornerei una stola, starei sulle spalle di un prelato! Non servo proprio a niente. Sono un fallito! Nessuno ha bisogno di me. Non piaccio a nessuno, neanche a me stesso!”

Si raggomitolava sulla sua poltrona, ascoltava musica triste e se ne stava sempre solo soletto. Lo udì un giorno un mucchietto di cera e gli disse: “Non ti abbattere in questo modo, piccolo filo di cotone. Ho un’idea: facciamo qualcosa noi due, insieme! Certo non possiamo diventare un cero da altare o da salotto: tu sei troppo corto ed io sono una quantità troppo scarsa. Possiamo diventare un lumino, e donare un po’ di calore ed un po’ di luce è meglio illuminare e scaldare un po’ piuttosto che stare al buio e brontolare”. Il filo di cotone accettò di buon grado. Unito alla cera, divenne un lumino, nell’oscurità ed emanò calore. E fu felice.

 

 

PREGHIERA

 

Signore Dio onnipotente, Creatore del cielo e della terra,

Signore dell’universo, mandami i Tuoi servitori, gli Angeli della Terra, dell’Acqua, dell’Aria e del Fuoco, perché io possa lavorare con loro alla venuta del Tuo Regno e della Tua Giustizia.

Che l’Angelo della Terra assorba le sporcizie del mio corpo fisico, affinché io divenga capace di realizzare la Tua volontà ed di esprimere il Tuo splendore!

Che l’Angelo dell’Acqua lavi il mio cuore da tutte le impurità, affinché esso divenga il ricettacolo del Tuo amore infinito!

Che l’Angelo dell’Aria  purifichi il mio intelletto, affinché esso brilli della Tua luce e della Tua saggezza!

Mandami infine, o Signore, l’Angelo del Fuoco che santifichi la mia anima ed il mio spirito, affinché questi divengano le dimore della Tua verità.

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